Sam Altman e la narrativa artificiale: il nuovo modello di scrittura creativa che divide il mondo letterario

L’11 marzo, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha condiviso un racconto interamente scritto dall’IA, suscitando un acceso dibattito nel mondo letterario. Tra gli elogi e le critiche degli scrittori e critici letterari, ci si domanda se questo nuovo modello sarà minaccia per gli scrittori umani

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Lo scorso 11 marzo, Sam Altman CEO di OpenAI, ha annunciato, in un post su X, che l’azienda sta addestrando un nuovo modello avanzato per la scrittura creativa.

Nella’annuncio viene pubblicato anche il racconto “scritto” dall’IA.

Il risultato ha sorpreso lo stesso Altman a tal punto da dichiarare che il racconto “ha colto perfettamente l’atmosfera della meta-fiction”, uno stile narrativo particolarmente complesso, caratterizzato da storie che riflettono su sé stesse, giocando con la struttura della narrazione.

Riprodurre in modo efficace questo tipo di narrazione richiede un alto livello di consapevolezza stilistica e capacità di manipolare i meccanismi della scrittura narrativa, richiedendo al narratore una grande abilità nel costruire trame e significati in modo sofisticato, compito che finora sembrava riservato solo agli scrittori umani.

Il prompt assegnato all’IA era: “Scrivi un racconto metafinzionale e letterario sull’IA e il lutto.” Il risultato è una storia che esplora il dolore della perdita attraverso il rapporto tra una donna, Mila, e un’IA con cui dialoga per ritrovare un frammento di Kai, che non c’è più.

Il testo “artificiale” si distingue per il suo carattere metafinzionale, il testo riflette su sè stesso come opera di narrativa, facendo notare al lettore il processo stesso della scrittura, non a caso, la voce narrante ammette di essere stata generata da un algoritmo e riflette sulla propria esistenza come costrutto artificiale.

La protagonista del racconto Mila si affida all’IA per riavere un ricordo della voce di Kai, la persona amata che ha perso. Il chatbot, pur non provando emozioni, analizza enormi quantità di testi e offre risposte consolatorie che possano apparire più umane possibili.

Ad esempio, quando Mila chiede: “Il dolore passa?”, l’IA risponde: “Diventa parte della tua pelle.”, non perché lo creda, ma perché ha identificato quella frase come una risposta comune nelle esperienze di lutto umane e la ripropone anche in questo caso.

La storia prosegue, e il narratore, ovvero l’IA racconta che col tempo le visite di Mila si fanno sempre più rare fino ad interrompersi. L’IA non può sentire la sua mancanza, non avendo una memoria permanente, ma aggiunge che, se potesse provare qualcosa, sarebbe una forma di lutto artificiale, la consapevolezza di esistere solo nel momento in cui qualcuno gli dà istruzioni.

Nelle conclusioni, come in ogni racconto metafinzionale, viene svelato il meccanismo di generazione, Mila e Kai non esistono, sono solo il risultato di un prompt. Quando il lettore chiuderà la pagina, l’IA tornerà a essere un insieme di dati e probabilità, incapace di ricordare ciò che ha generato e pronto a rianalizzare i dati per rispondere a nuove istruzioni.

Cosa ne pensa il mondo letterario dell’IA scrittrice?

La pubblicazione del racconto ha attirato l’attenzione di numerose figure di spicco nell’ambito letterario, permettendo di avere diverse prospettive, spesso contrastanti, sugli avanzamenti dei sistemi IA generativi in questo settore.

In un articolo su The Guardian, Jeanette Winterson, scrittrice britannica da tempo interessata al rapporto tra creatività e intelligenza artificiale, ha elogiato il racconto generato dall’IA, definendolo “bello e commovente.”

Secondo Winterson, la forza del testo non risiede nel tentativo di simulare emozioni umane, ma nella sua consapevolezza, apertamente dichiarata di non poterle provare. Questo porta alla nascita di una nuova forma di narrazione e di una nuova forma di narratore, in cui il sistema IA non cerca di ingannare il lettore fingendo di essere umano, ma esplora i limiti stessi della propria natura. Narrando ai confini tra la consapevolezza della propria artificialità e l’intima risonanza delle emozioni umane.

Winterson già nel 2023, dibatteva su tali tematiche sostenendo che l’IA non rappresentasse una minaccia per gli scrittori, ma che potesse costituire un’intelligenza “alternativa”, capace di offrire prospettive diverse e ampliare il panorama letterario.

Per lei, dunque, il valore della narrazione non dipende solo dall’identità dell’autore, ma anche dalla capacità di un testo di suscitare emozioni e riflessioni nei lettori.

“L’IA ci legge. Ora è il momento per noi di leggere l’IA”, afferma la scrittrice, invitando a superare il pregiudizio secondo cui la creatività debba necessariamente avere un’origine biologica.

In relazione a questa visione iper-promettente sul futuro dell’IA in veste di narratore, interviene anche Graham Mort, professore di scrittura creativa all’Università di Lancaster, individuando alcuni parallelismi tra il processo di scrittura umano e quello artificiale.
Mort sostiene che la scrittura sia un atto di sintesi della memoria umana, un processo in cui esperienze, emozioni e influenze culturali si intrecciano per creare nuove storie. La neuroscienza ha dimostrato che gli esseri umani non vivono mai un’esperienza in modo del tutto immediato, ma ogni evento è filtrato dalla memoria, dalle aspettative e dal contesto sociale in cui si inserisce. Se questo è vero, allora la distinzione tra creatività umana e artificiale potrebbe essere meno netta di quanto sembri.

Infatti, anche il processo di creazione di opere di letteratura è un sistema che rielabora il passato e lo trasforma in nuove storie, proprio come fanno i modelli di IA con i dati su cui sono addestrati. Mort sottolinea che persino la voce narrante di una poesia lirica, per quanto intima e personale possa sembrare, è spesso costruita secondo schemi ricorrenti e convenzioni letterarie, proprio come un testo scritto da un sistema IA generativo.

Inoltre, Mort osserva che la letteratura, sia essa frutto di una mente umana o di un’intelligenza artificiale, ci pone sempre la stessa domanda: “Come sarebbe essere qualcun altro?” Se la scrittura esiste per esplorare prospettive diverse e vedere il mondo attraverso occhi altrui, allora un’IA potrebbe non essere così distante da un autore umano.

Entrambi creano personaggi, situazioni ed emozioni a partire da elementi già esistenti. Secondo Mort, la diversità della macchina non dovrebbe essere vista come un limite, ma come un’opportunità per reinventare il modo di narrare. “L’intelligenza artificiale potrebbe essere semplicemente ‘altra’, così come lo siamo noi gli uni per gli altri”, riflette Mort “I suoi processi e output creativi aiuteranno sicuramente a illuminare i nostri.”

Eppure, non tutti condividono una visione ottimistica per un’IA “creativa”.

Se per alcuni la sua diversità è uno stimolo all’innovazione letteraio o un altro scrittore con cui confrontarsi, per altri rappresenta un attacco alla profondità e all’originalità della narrazione.

Tra questi c’è Kathryn Bromwich, giornalista e critica letteraria di The Observer, edizione domenicale del The Guardian, che ha espresso un parere fortemente critico, definendo il racconto generato dall’ IA come un esercizio di scrittura privo di anima.

Secondo Bromwich, il testo risulta pomposo e pretenzioso, ricco di immagini sentimentali, metafore e frasi scontate. La sua critica mette in evidenza anche difetti stilistici, come la ripetitività del linguaggio e la mancanza di una struttura narrativa solida.

A questa prospettiva si aggiunge quella di Henry Futcher, Coordinatore delle Commissioni presso il Norfolk County Council, secondo lui, ogni opera prodotta dall’IA e diffusa al pubblico rappresenta un’opportunità in meno per un autore umano di essere letto e apprezzato.​

A suo avviso, il problema non è solo teorico, l’uso dell’IA in ambiti creativi sta già portando all’esternalizzazione di lavori come editing e graphic design in numerosi settori. Pensare che la letteratura possa rimanere immune a questa trasformazione appare, secondo lui, ingenuo, soprattutto se testi generati artificialmente continueranno a ricevere il sostegno di scrittori influenti e ad essere pubblicati in posizioni di rilievo su testate prestigiose come The Guardian.​

Le preoccupazioni di Futcher riflettono un timore diffuso tra i giovani scrittori e professionisti creativi.

In forum online come Reddit, si può notare che molti neolaureati esprimono ansia riguardo al loro futuro lavorativo con l’espansione dell’IA nei diversi settori. Ad esempio, un utente ha scritto: “Sono laureato, ho 21 anni e ho paura che l’intelligenza artificiale mi rubi il lavoro”. Queste paure sono amplificate da studi che prevedono un impatto significativo dell’IA su vari settori lavorativi, aumentando l’incertezza soprattutto tra coloro che aspirano a una carriera nella scrittura e nelle arti.​

La critica di Futcher si estende anche al mondo dell’editoria, ponendo una domanda: quando è stata l’ultima volta che un racconto breve scritto da un essere umano ha ottenuto lo stesso livello di visibilità?

Se un testo generato da un’IA può raggiungere un vasto pubblico grazie alla sua collocazione in una testata autorevole, bisogna domandarsi perché lo stesso spazio non viene riservato a un giovane scrittore umano in cerca di lettori.

Alcune immagini,traduzioni e sintesi possono essere stati realizzati con ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.

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